Italia, Milano, 2018

Progetto: Luciano Giorgi/Studio LGB

Foto: Tommaso Sartori, Courtesy of Fondazione ICA Milano

Il recupero di questo edificio abbandonato da 30 anni è stato guidato da una volontà precisa, quella del raggiungimento dell’essenziale.
La domanda può essere: Rispetto al panorama degli edifici esistenti, come intervenire?

 

Più di un restauro, e nell’assenza di un’intenzione conservativa, in questo caso, si può parlare forse, appunto, di recupero.

 

La distanza rispetto all’eccesso è stata tenuta basandosi su un principio di nudità, e di rinuncia rispetto ad un falso pudore, cercando attraverso questa via, di avvicinarsi all’essenziale di un edificio.

 

Cosa rimane di essenziale per un edifico?

 

Intanto, rispetto al lavoro che pure noi abbiamo svolto, bisogna allargare lo sguardo e includere del dialogo anche l’esatto opposto e cioè l’idea di lusso. Anch’essa fuggevole perché il lusso risiede nel livello di accessibilità di un determinato bene, l’acqua può essere un lusso in alcune parti del mondo così come l’oro in altre.

 

Allora forse, l’essenzialità, cosi come il lusso, sono strettamente legati al contesto.

 

Per questo spazio era essenziale agire puntualmente, processando i problemi uno per volta e raggiungere la soluzione con la maggiore pulizia di pensiero e di tratto possibile.

 

Lo spazio non è occupato, e non è restaurato, il processo progettuale per tappe è stato ritmato da una domanda che non è stata né ‘funziona?’ Né ‘Ci piace?’ Ma solamente ‘ne abbiamo bisogno?’. Rimane il fatto che adesso lo spazio è abitabile.

 

E’ stato un intervento povero, perché nonostante possa suonare sinistro, non è stato il concept, e non è stato dettato da un estetica, il risultato finale è arrivato, attraverso il progetto, a quello che serviva, senza dover aggiungere e senza poter togliere niente, rispetto al luogo e alla funzione in cui e a cui questo doveva rispondere.