Italia, Milano 2014

Progetto: Luciano Giorgi

Foto: Tommaso Sartori

Affacciandosi dalla finestra la stazione centrale di Ulisse Stacchini domina il primo piano del panorama, in secondo piano si scorgono le Regie Poste sempre dello stesso Stacchini (riattate recentemente in forma di mall di uffici da Antonio Citterio), più’ in lontananza il Grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi ed i 31 piani della Torre Galfa di Melchiorre Bega; dal retro si scorge l’ ultimo lavoro milanese di Ponti, rivestito totalmente in piastrelle di ceramica verde e datato 1970 (l’edificio Montedoria).

 

La casa milanese racchiude materiali, colori e design della Milano anni ‘30, rivisitandoli totalmente. Un lavoro impossibile senza la collaborazione di Diego Cassina.

 

La contaminazione tra esterni milanesi e interni sorregge tutti gli spazi giorno: ne sono traccia i pavimenti patchwork di diversi materiali: il ceppo di grè, utilizzato per i basamen- ti esterni nelle architetture del trentennio, proveniente dal vicino lago d’Iseo, avvolge il pavimento del primo ambiente giorno svolgendosi sulle pareti nel dettaglio dell’alto zoccolo stondato fino a risalire sui volumi della cucina.

 

Sul varco aperto agli altri ambienti si incontra con la venatura lucida del marmo grafite, che entra anche nei bagni (con pareti in statuario artificiale, citando l’artificialita’ materica di Fornasetti e gli alti zoccoli a smalto delle scale milanesi); a questo si accosta in salotto un parquet a spina di pesce su misura dai sottili listelli in rovere con lo stesso dettaglio di zoccolo stondato ma in legno.

 

Lo sguardo rivolto verso l’esterno porta con sè colori e materiali dell’architettura milanese vicina e lontana e li traduce all’interno laddove il design dei maestri integra il disegno. Dalle varianti di colore grigio dominanti nella zona giorno si passa a una boiserie scannellata dipinta a pennello in blu inchiostro che si abbina al nero dei 300 metri di stringhe di cuoio che ornano le ante in ottone realizzate su disegno dell’armadiatura in sala da pranzo, ai vividi verdi e marroni del camoufflage in camera da letto, dove trionfano motivi naturali e animali, con un Aubusson del XVII Secolo che si sovrappone alla carta da parati realizzata in collaborazione con Francesco Simeti.

 

A pavimento una morbida e lucente moquette di viscosa nel color ruggine. La stanza, così interamente colorata, ospita una piccola collezione di oggetti e arte sullo stesso tema.

Il design scelto ha alcuni riferimenti che sono più incisivi di altri come la suite (di richiamo a Jean Royere) di arredi anni ‘30 realizzati per la sorella Pia da Mario Chiattone, che con- divise lo studio e le ricerche sull’architettura futurista con Antonio Sant’Elia; al seguito una serie di oggetti di design iconici, ancora una volta nel segno dell’italianità disegnano lo spazio, come il grande tavolo ovale di Osvaldo Borsani, da cui la serie di ovali a soffitto e in bagno, abbinato alle sedie di Eugenio Gerli, Armchairs e divano di Afra e Tobia Scarpa, tra i tanti altri: Franco Albini, Carlo Mollino, Luigi Caccia Dominioni, Gabetti e Isola, Vico Magistretti, Antonia Campi ( suoi i sanitari bicolor nel bagno padronale) e Cini Boeri, fino ad arrivare a Sottsass, ad Andrea Branzi e a Martino Gamper.

 

La morbidezza degli stondi, che si ripete nell’appartamento, pur partendo dalle sinuose forme degli arredi “Chiattone” richiama il negozio Olivetti a New York di BBPR così’ come al design di Angelo Mangiarotti, ma è soprattutto alla Città di Milano che la casa nella sua completezza rende omaggio.

 

L’arte, separata per argomenti si concentra sull’arte pop nel primo ambiente. Tra questi il Gilbert&George (Life/Head 1988 in 16 parti) e’ lo stesso della casa a Bourdeaux di Rem Koolhaas. La Jacqueline Kennedy e’ A.B.:A.W.=M.D.:L , un’opera del 1967 di Alighiero Boetti in cui un giovane Alighiero, confrontandosi con il ritratto di Jacqueline Kennedy di Warhol lo” sfregia” di baffi ed occhiali ripetendo lo stesso gesto di Marcel Duchamp che mise i baffi alla Monna Lisa di Leonardo.

 

Il salotto e’ dedicato alle opere metalliche e materiche. Una gomma di Carol Rama dialoga con la scultura sospesa di Thomas Julier, un rotolo argento di sicofoil di Accardi, con la suite di foto “bubblegum” di Zoe Leonard, una coppia di rilevi in bronzo di Gunther Forg con un paper drawing di Richard Prince. Nella camera l’Aubusson si mischia ad una natura morta di Jonas Wood, ad un altro di Oliver Osborne, un tardo olio su tela di De Chirico ritrae cavalli imbizzarriti allo stesso modo di un disegno “barocco” di Lucio Fontana. Ai piedi di una scimmietta meissen settecentesca due bucce di banana in bronzo di Gabriele Picco.

 

Il richiamo a Milano va oltre alla finestra e uscendo dalla porta di casa, a pochi metri, si incontrano Casa Lavezzari di Giuseppe Terragni e Lingeri del 1935, cosi come la torre di Piero Bottoni e Guglielmo Ulrich in Buenos Aires del 1951, Asnago e Vender, Marcello Piacentini, la casa Radici Di Stefano di Piero Portaluppi e Minoletti col Palazzo di Fuoco in Piazzale Loreto.

 

Ancora BBPR con l’edificio tra Corso Buenos Aires e Via Monteverdi del 1970, e the last but not the least, la Cà Brutta di Giovanni Muzio. Guardando poco oltre, è  la Milano di oggi.